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Calcoli biliari: quali sono i sintomi e le terapie?

Nella maggior parte dei casi, la presenza di calcoli biliari non dà sintomi, neppure disturbi digestivi o difficoltà a digerire i grassi. In altri casi, i calcoli biliari possono dare complicazioni gravi per la salute.

Ne parliamo con il professor Jacques Lucien Megevand, responsabile di Chirurgia Generale di Humanitas San Pio X.

Come e perché si formano i calcoli biliari?

Calcoli biliari, calcoli della cistifellea o calcoli della colecisti sono termini diversi per descrivere la formazione di cristalli di bile. La bile è un liquido prodotto dal fegato e immagazzinato nella colecisti, che è composto prevalentemente da acqua, grassi tra cui colesterolo, fosfolipidi, bilirubina e sali biliari. Grazie alla presenza di sali biliari, la bile immagazzinata nella colecisti (o cistifellea) si riversa nel duodeno e favorisce la digestione dei grassi introdotti con l’alimentazione.

Quando, per cause ancora non del tutto note, alcune delle sostanze che compongono la bile cristallizzano all’interno della colecisti si formano i calcoli biliari. In genere i calcoli sono costituiti da cristalli di colesterolo e di bilirubina e possono avere la dimensione che va da un granello di sabbia a una pallina da golf. Le persone con un rischio maggiore di sviluppare calcoli biliari sono più spesso di sesso femminile. Tuttavia, fattori quali la familiarità per i calcoli biliari, obesità, rapido dimagrimento, dieta ricca di grassi e povera di fibre, gravidanza, diabete e alcuni farmaci (terapie estrogeniche, anticolesterolo) contribuiscono ad aumentare il rischio di sedimentazione e cristallizzazione della bile. 

Calcoli biliari: sintomi e complicanze 

I calcoli biliari nella maggior parte dei casi non si presentano con sintomi, oppure possono essere presenti sintomi aspecifici come lieve dolore addominale, digestione lunga e laboriosa, specie dopo aver mangiato pasti ricchi di grassi.

Tuttavia, quando i calcoli sono sufficientemente numerosi o grandi da ostruire il dotto cistico che collega la cistifellea al dotto biliare principale chiamato coledoco compare la colica biliare, che si manifesta con:

La colica biliare è il campanello d’allarme della calcolosi della colecisti, una patologia che richiede immediata attenzione medica. Infatti, la presenza di calcoli delle vie biliari può dare complicanze tra cui la colecistite, ovvero l’infiammazione della colecisti, l’empiema, cioè l’infezione della colecisti, ittero ostruttivo, pancreatite acuta, che può costituire un serio pericolo per la vita del paziente, cirrosi biliare secondaria.

In caso di sintomi e in presenza di fattori di rischio noti è raccomandato rivolgersi al proprio medico per la visita di chirurgia generale e per iniziare gli esami diagnostici necessari (ecografia addominale, TC, RMN con o senza un marcatore chiamato acido epatobiliare iminodiacetico (HIDA) che permette di evidenziare le vie biliari). In alcuni casi può essere necessaria la colangiopancreatografia retrograda endoscopica (ERCP), esame che permette, contemporaneamente, anche la rimozione dei calcoli.

Come si curano i calcoli biliari?

In molti casi, i calcoli biliari possono essere gestiti con uno stile di vita sano ed equilibrato o con la terapia farmacologica per il loro scioglimento. Nei casi in cui si presentino sintomi, o ci sia il rischio di complicazioni gravi, può essere necessario l’intervento chirurgico, chiamato colecistectomia, che viene effettuato in laparoscopia. La colecistectomia laparoscopica può prevedere l’inserimento degli strumenti chirurgici mediante quattro piccoli accessi (buchini) a livello dell’addome oppure con un unico accesso a livello dell’ombelico. Altre tecniche di intervento per la rimozione dei calcoli biliari, come ad esempio la colangiopancreatografia retrograda endoscopica (ERCP) con papillotomia (PST), sono indicate in casi selezionati.

Dopo l’intervento di colecistectomia è possibile recuperare una vita senza restrizioni alimentari, sebbene possano manifestarsi lievi alterazioni nelle abitudini intestinali (alterazioni dell’alvo). In genere, dopo l’intervento in laparoscopia sono necessari 8-10 giorni di convalescenza prima di riprendere le attività lavorative.

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